[EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO] Doppio pesismo spicciolo in salsa natalizia, Metroid Prime 4, censure e polemiche varie
In questo articolo della rubrica “EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO“, ci concentreremo sull’approdo di Metroid Prime 4, censure ed altro.
Anche stavolta ci si trova a ciarlare e cianciare un po, in un momento in cui credevo che l’ultimo sfogo videoludico del 2025, sarebbe stato quello dedicato al “classificone di fine anno”, con valutazioni rapide dei giochi, e un commento magari sulla solita farsa del The Game Awards.
E invece, il web riesce sempre a stupire (in peggio e nel 90-95% dei casi), specie se si tratta del mondo del gaming, ancora di più se ci si concentra sul mondo Nintendo. Li veramente se siete dei veri e propri sadici del cringe, vi potreste fare le peggio risate. Il caso di oggi nello specifico (si parlerà anche di altro), riguarda principalmente l’uscita dell’attesissimo Metroid Prime 4: Beyond, uscito il 4 dicembre 2025 su Nintendo Switch e Nintendo Switch 2, con una release ibrida simile (perlomeno lato attesa e sviluppo travagliato di 7-8 anni), a quella di The Legend of Zelda: Breath of the Wild su Wii U e Nintendo Switch.
Ed ecco il primo punto da smontare (se non distruggere, eliminare e sterminare manco nei tempi in cui c’era lui), per i criticoni della domenica, No, non è come Breath of the Wild. Nonostante l’open world infatti (che è una sorta di Hub Open map esplorabile con una moto, con piccoli eventi e dungeon), si sta sempre parlando di un classico Metroidvania vecchia scuola, ancora più Metroid, che metroid non si può (direi io). Chi si aspettava di trovare un gioco che rivoluzionasse totalmente quello che Metroid ha rappresentato per 40 anni, beh ha totalmente cannato la sua previsione, e vi dirò di più, non è colpa del gioco. Chi si lamenta del “falso open” dell’aspetto lineare spacciato per “scelte libere”, non ha ben chiaro (probabilmente per scarsa esperienza videoludica e/o sulla serie Prime, ma anche 2D), che cosa Metroid è stato in origine e come si è evoluto nella sua derivazione 3D.
Io sono sempre stato un appassionato accanito dei vecchi Metroid 2D (tutt’ora per certi versi li preferisco di gran lunga a quelli 3D), ma sentir dire a creator, streamer, youtuber, tiktoker minuscoli (di cervello) o chicchessia, frasi come, “il gameplay di Metroid è sempre stato nammerda”, è veramente tanto un tentativo di rage bait, o comunque di pochissima conoscenza della storia del medium videoludico. Nel primo caso, beh se siamo qua, in parte il bait può essere andato anche a segno (gg bravi), ma se per malaugurata sorte si dovesse rivelare la seconda ipotesi, ragazzi, cambiate passione, datevi all’ippica, alle freccette al pub, giocate a scacchi, detto francamente ed onestamente.
Samus Aran, oltre ad aver rappresentato la vera e prima eroina dei videogiochi, per altro inizialmente abilmente nascosta come parte del genere femminile nel primissimo Metroid del 1986 (ben prima della tanto sbandierata Lara Croft), affiancata successivamente da altre donne storiche dei videogiochi come Mai Shiranui, Morrigan e Chun-li (nei loro picchiaduro di riferimento), ha sempre avuto un carisma e un fascino unico nel suo genere (un po come sento, seppur in maniera minore, con i giochi di Shantae), che si rifletteva poi su quello che succedeva a schermo, sulle interazioni col mondo di gioco, con gli altri (pochi) personaggi (molti di più in Metroid Prime 4), ma soprattutto con le creature dello spazio, nel caso di una nello specifico, un piccolo Metroid ricorrente in parte nella serie 2D, che la vede addirittura come una vera e propria “mamma” (un po come Rosalinda lo è per gli Sfavilotti in Super Mario Galaxy).
Metroid Prime 4: Beyond non rivoluziona, e fa bene a non farlo ragazzi. Per quanto per molti il lato “gameplay” di questi giochi risulti “vecchio e datato”, per chi ama questa serie (specialmente in ragazzoni oltre i 30 anni), e per chi la scoprirà (specie se siete giovanissimi e ve lo assicuro, anche io quando mi avvicinai ero decisamente superficiale, (ma non fino al punto dei critici di oggi sicuramente), scoprirà un universo veramente interessante ed unico, e anche qui c’è da dire molto.
Ho sentito infatti paragoni incredibili (quasi sempre i soliti), con Halo, Gears of War, e persino con Dead Space (probabilmente sotto droghe pesanti), definendo Metroid Prime 4: Beyond, non solo vecchio, ma persino derivativo e poco originale. Beh signori, sta cosa la possiamo smontare quante volte vogliamo (l’abbiamo vista per anni con Mario e Zelda, che vengono sempre fatti passare come lo stesso gioco, ripetuto e impacchettato, almeno secondo questi luminari videoludici), ma bastano veramente poche parole, ovvero Metroidvania, il termine che ha generato e costituito il genere, ovvero Metroid e Castlevania, non credo servirebbe neanche aggiungere altro.
Metroid (sin dalle origini su 2D), non si è MAI posto con l’idea di un qualsiasi shooter classico generico, come poteva essere un Doom, Wolfenstein o Quake (che all’epoca facevi pure fatica a distinguere come gioco, se non per l’omino a schermo, l’arma utilizzata o il contesto), del volerti farti “spaccare i culi ad uccidere mostri” o farti sentire “quello più figo della classe“, il più forte a giocare ai videogiochi. Nintendo con la serie Metroid (Prime) ha sempre cercato di fornire un’esperienza che ti faceva immergere in un mondo spaziale estremamente solitario (spesso anche parecchio ostile), nel quale esplorare senza filtri, scovare informazioni utili (nei 3D si ha anche la possibilità di utilizzare il proprio scan/radar spessissimo, per analizzare oggetti e reperire informazioni utili sia per l’avanzare nel gioco che per la trama), e scoprire sempre di più su Samus Aran ed il mondo che la circonda.
Spesso infatti chi critica certi prodotti Nintendo (nella stragrande maggioranza dei casi perlomeno), non si è mai troppo avvicinata alla serie o nello specifico al gioco appena uscito (figurati poi se così di nicchia come Metroid), fornendo giudizi sempre fin troppo affrettati e superficiali, senza una base solida per consolidarli a dovere, magari solo avendo visto qualche video o Livestream su Twitch.
Oltre questo, il denigrare un prodotto e una serie che è sempre stata una vera nicchia del mondo Nintendo, in quanto la gente “giocava solo quello, perchè c’era nient’altro su console, mica come noi noi col PC Master Race. con gli shooter veri” (tra l’altro A): quali sarebbero gli shooter veri, e B)_ chi è che definisce cosa giocare e cosa no e dove giocarlo), è veramente di una bassezza veramente unica, e ragazzi anche questo è smontabilissimo. Ai tempi infatti Metroid (così come adesso), è sempre stato giocato da una nicchia infinitesimale degli appassionati Nintendari, perlomeno rispetto alle altre serie della Grande N, superiore solamente (in termini meramente numerici non di qualità intendiamoci) a Kid Icarus, Star Fox ed F-Zero. Addirittura i primi due Metroid Prime uscirono inizialmente sulla terza console meno apprezzata dal pubblico e/o venduta (solo dopo ovviamente il floppone Virtual Boy, e il flop Wii U), ovvero il Nintendo GameCube, dove la gente aveva in testa (perlomeno la massa, quella vera del periodo), solamente PS2 e l’infinità di giochi monnezza (si ragazzi, beh più di quelli usciti su Wii, andatevi ad informare prima di dire cazzate nei video grazie), che andavano ad aumentare il già corposo roster di giochi della console Sony. Solo con l’epoca Wii, e l’approdo di Metroid Prime 3, la serie uscì un pochettino di più dalla nicchia, ma neanche poi così tanto, rispetto a come come veniva percepita con clamore nel pubblico, una qualsiasi altra serie main, come Mario, Zelda, Kirby, Smash Bros o Mario Kart.
Quantità meglio della qualità dicevano? (o forse era il contrario chissà), sta di fatto che la vedo davvero difficile il dire “vi siete scelti lammerda tra gli shooter”, quando ai tempi Metroid Prime (così come fu per Donkey Country su SNES), rappresentava ciò che c’era di meglio sul mercato in quel periodo (specie in quel genere), tanto da venir spesso premiato e citato dalle riviste e i critici dell’epoca (venduti chiaramente, secondo la polizia del conflitto d’interesse attuale dei noialtri chiaramente), di come fosse una delle ragioni per l’acquisto di un GameCube (spesso anche definito come system seller, DAI palesemente venduti questi giornalistih), assieme a mostri sacri come Super Smash Bros Melee, The Legend of Zelda: The Wind Waker, Mario Kart Double Dash e Super Mario Sunshine.
Le critiche a Metroid Prime 4: Beyond, son veramente ridicole e contano veramente meno che zero (nella maggior parte dei caso perlomeno), specie quelle legate alla polemica sugli NPC fastidiosi e chiacchieroni (MCKenzie è un po vivace e chiacchierone, ma non rovina nulla nell’esperienza, visto che poi lo beccate per 5 minuti su 5 ore, non mi sembra una tragedia), ma soprattutto gli amiibo ragazzi, è finita. La gente convinta che Nintendo, dopo più di dieci anni di statuine e compatibilità nei giochi, metta la possibilità di sentire una radio musicale tramite la moto di Samus, ottenibile solamente come una sorta di “paywall” con una statuina. Una notizia tendenzialmente falsa (si può sbloccare tranquillamente anche senza amiibo più avanti se per caso aveste dei dubbi), messa su probabilmente, al solito, da quella solita fetta di odiatori/hater di Nintendo Switch 2 e la casa di Kyoto, usciti nel corso dell’ultimo anno.
La terza “piccola critica”, quella meno battuta da i “polemicanti del sabato sera”, è sicuramente quella della “falsa esperienza open world”. Il gioco infatti ti mette in un HUB che risulta essere sorta di open map desertico, esplorabile con una moto. Ed io mi chiedo (senza voler essere tossico) è normale che ci saranno delle zone non accessibili sin dal primo istante (spesso derivate dai poteri attuali di Samus, ancora da sbloccare), così come ci sarà del Backtracking obbligatorio (una volta ottenuti i poteri), così come in qualsiasi Metroidvania dai tempi di Metroid per NES. Aspettarsi qualcosa di diverso da questo, non solo è stupido (se si parla di questo genere), ma è anche fonte stessa di contraddizione, in quanto la presenza di questi elementi (compreso quello di bloccarsi continuamente per capire come andare avanti), è la parte essenziale che distingue il genere, dagli action, dagli shooter e dai platform puri.
Lamentarsi di questi aspetti, ignorandoli però in giochi “nuovi” come ad esempio Hades II e Hollow Knight: Silksong, il secondo incredibilmente più stronzo ed odioso da quel punto di vista, vi fa abbastanza capire (così come da titolo), come ci sia un doppio pesismo unico di chi parla di videogiochi oggi (critica e pubblico spesso fa poca differenza, specie se si hanno dei paraocchi giganti a quanto pare), specie nei confronti di Nintendo, se non addirittura se si parla di sviluppo videoludico nel Sol Levante, puntando spesso il dito su un Giappone, che a loro dire, rimane fermo, seduto sugli allori videoludici da anni ormai, quando in realtà non è minimamente così.
Parlando d’altro, questa è stata anche la settimana della “censura videoludica di Steam” signori. Viviamo in un periodo storico veramente “particolare” diciamo, in cui le censure e i paragoni con un periodo storico ben preciso, svoltosi esattamente cento anni fa, viene spesso tirato fuori per argomentare le proprie teorie, anche nei videogiochi. La parola censura, dovrebbe essere infatti tirata fuori in situazioni ben più gravi, serie e sensate, che “il mio gioco non l’hanno approvato, mafia, gne gne”, oppure “mi hanno dato uno strike su Youtube perchè ho reactato, facendo passare per scema un’altra persona”. La vita non funziona esattamente così, e la censura è ben altra ragazzuoli, e cent’anni fa dovrebbe anche averlo dimostrato, ma spesso come si sa, si tende a dimenticare la storia, ancora di più, dimenticandosi quali fossero le conseguenze di certe decisioni prese. Ovviamente stiamo parlando di Horses, un gioco decisamente controverso, specialmente in un periodo storico così poco “calmo” come questo (non potete negarlo), bannato dalla piattaforma Steam (di Valve), secondo me abbastanza giustamente.
Il gioco in se per se, racconta delle vicende di uomini e donne trasformati in una sorta di “cavalli umani”, totalmente nudi all’interno della fattoria (ci sono delle censure per carità, ma si intravede qualcosa, specie con genitali molto appariscenti), nella quale vivranno, mangeranno, defecheranno e si accoppieranno (spesso tutte azioni compiute nello stesso recinto e a poca distanza l’una dall’altra), gestiti da un fattore decisamente molto strano (per non dire totalmente pazzo e da rinchiudere), che diventerà il “datore di lavoro” del nostro protagonista, alle prese inizialmente con un semplice lavoro estivo. Questo incipit (che già di per se è parecchio ambiguo e in parte anche un po malato, c’è di peggio nel gaming ma non così tanto), unito a diverse forme di “tortura”, sfruttamento umano (cavalcherete più volte gli umani cavallo col vostro personaggio), tagliamento di parti intime genitali (si c’è una parte dove un tizio cavallo uomo perde letteralmente il proprio cazzo), siringhe di urina e sangue di cavallo iniettate per trasformare questi umani in cavalli, diciamo che non invita particolarmente a nozze, una piattaforma generalista come Steam (già di per se, nei casini per via delle pressioni dei governi europei degli ultimi mesi), ad accettare la release di un gioco di questo tipo qui, decisamente borderline (ed io sono l’ultimo ad essere definito bigotto, figuratevi), se non addirittura con entrambi i piedi dall’altra parte del bordo della linea.
Ciò non toglie che Horses sia effettivamente un buon gioco (lo è sicuramente, probabilmente anche “innovativo nella sua stranezza” per certi versi), ma allo stesso tempo non ci si poteva che aspettarsi una reazione di questo tipo (visto poi la viralità e pubblicità involontaria avuta nel caos), specie quando vediamo giochi ben più “lievi”, come nel caso di Brave x Junction (che abbiamo anche portato su Youtube, trovate il video sopra), nel quale la “censura” è solamente quella di evitare di far vedere una ragazza anime generica in completo armor bikini giocare a blackjack con dei mostri in battaglia, roba che veramente succede dai tempi di Dragon Quest e Dragon Ball negli anni 80 (basti pensare banalmente al vestiario di Chi-Chi bambina, anch’essa vestita in armor bikini).
Anche in questo caso (a mio avviso ed in questo caso ingiustamente), il gioco è stato bannato in Occidente (Germania nello specifico, ma anche in Arabia Saudita e Cina) su Steam, oltre ad non essere stato approvato per la release su console (Switch/2 in primis) in Europa e negli USA.
Mi ripeterò, la parola censura è una roba decisamente seria, che va tirata fuori in un contesto decisamente più grave ed importante (specie riguardante società e politica, spesso ignorate dai più), che non una pubblicazione di un videogioco su una piattaforma, a prescindere da quanto si è speso per farlo.
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