[EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO] Pragmata: Capcom ritira fuori i single player vecchia scuola, con pregi e difetti, anche su Nintendo Switch 2
In questo articolo della rubrica “EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO“, ci concentreremo sulla nuova creature di Capcom, ovvero Pragmata, uscita anche su Nintendo Switch 2.
Partiamo dal presupposto che questo 2026 si sta rivelando uno dei peggiori anni (non solo videoludicamente parlando) dell’ultima decina (e si, lo si è detto spesso negli ultimi), e questo non è un gran bel segno. L’anno 2026 doveva essere l’anno di GTA VI (scomparso letteralmente come negli ultimi tre anni, salvo qualche apparizione rapida) e che mi gioco quello che volete, verrà ancora una volta rimandato, stavolta verso un possibile 2027. L’anno in cui le case videoludiche dovevano tirar fuori le loro migliori cartucce (sulla carta perlomeno), specialmente lato console (PS5 ed Xbox Series S/X su tutti, visto che ci avviciniamo senza dubbio verso la fase finale del loro ciclo di vita, con veramente pochissime esclusive), cosa finora non è accaduta, salvo una Nintendo sempre pronta ogni mese, a tirar fuori quel gioco che “ti svolta la giornata”. Lo abbiamo visto tranquillamente lo scorso mese con Pokopia, che personalmente ancora sto giocando, pur avendolo finito ormai da tempo, ma non solo.
Infatti Nintendo è riuscita e riesce dopo quasi quarant’anni, a contraddistinguersi dal resto del mercato (alle volte sia positivamente, ma anche negativamente), immettendo nel mercato giochi (e prodotti, ragazzi è pur sempre economia e profitto, non solo amore), quasi sempre in condizioni semi perfette e senza problemi gravi al lancio (salvo qualche piccolo incidente di percorso), cosa che per il resto del mercato, si sta sempre più rivelando un’utopia, che sia su PC (vedasi l’ultima gabola con Crimson Desert), ma anche su piattaforme rivali come quella di Sony (Code Violet, considerato da molti critici come il peggior gioco dell’anno finora, debuttando sul mercato con un punteggio aggregato di soli 27/100 su Metacritic., e parliamo di un’esclusiva Sony tra l’altro).
E no, non fate l’errore di pensare (come fanno certi creator anche nostrani), che i giochi indipendenti e l’indipendenza in generale, possano salvare il mercato (o ne siano una fonte solamente benevola), perchè anche li ce ne sarebbero tantissime da dire (esperienze personali annesse), tra gente altezzosa e spocchiosa, che si sente “sto grandissimo cazzo” (come si dice nel Lazio), che si impunta spesso anche a fare cose con team piccolissimi (se non addirittura in solo), che richiederebbero un sforzo collettivo ben maggiore (nonostante la tecnologia AI che avanza), o più semplicemente, pensando di arrivare lontano e di far successo per forza, perchè dai ce l’hanno fatta Minecraft, Undertale, Vampire Survivors ecc., perchè noi non dovremmo, non capendo che i sopraindicati, sono casi anomali e univoci, che accadono una volta su un milione.
Un mercato videoludico che ritengo attualmente costellato di problemi (come detto nelle scorse puntate, centra anche l’utenza), con una Nintendo (già citata) a prendersi la gloria (che merita intendiamoci), per delle cose che fino anche ad una decina di anni fa (nemmeno venti ormai, è quello il bello), sarebbero state normalissime (ovvero rilasciare un gioco al lancio in buono/ottimo stato, senza stravolgerlo, rimuoverlo o ribaltarlo come un calzino già dopo qualche mese). Però c’è qualcun altro, sempre giapponese, che riesce (nel suo piccolo o nel suo grande, vedetela come volete), ad affiancare Nintendo, in questa “missione umanitaria videoludica”, per cercare di salvaguardare il rilascio integro di single player al lancio, e si tratta proprio di Capcom.
Resident Evil Requiem non è stato infatti un caso (nonostante i problemi tecnici su PC, riscontrati in passato con titoli negli scorsi mesi come Monster Hunter Wilds), così come non lo è Pragmata, l’argomento principale per cui ho voluto startare questo nuovo “sfogo videoludico”. Come saprete infatti, abbiamo messo le mani (grazie alla solita gentilissima Capcom Italia, che ringraziamo sempre), sull’ultima fatica Capcom, una nuova IP, rilasciata il 17 aprile 2026 anche su Nintendo Switch 2. Che dire ragazzi, cosi come Requiem, Capcom è riuscita a portare una sua nuova uscita di punta (e che uscita, ma ne parleremo più avanti), anche sull’ibrida di Nintendo, imponendosi ancora una volta (come se non l’avesse già fatto in passato), come uno dei publisher terze parti, più fedeli e capaci sotto l’ala della Casa di Kyoto.
Pragmata infatti riesce a girare perfettamente anche su Nintendo Switch 2 (salvo qualche piccolissimo calo in zone molto affollate di elementi e nemici, dove oscilla all’incirca tra 40 e i 55 FPS, come ad esempio nella zona naturale, piena di alberi, foglie e rami). Il gioco non risente minimamente della potenza minore rispetto alle altre piattaforme, anche grazie ad un utilizzo incredibilmente efficace dell’upscaling (DLSS) in modalità Docket, non risentendone troppo neanche in portatile, anche grazie al recente Handheld Boost update rilasciato da Nintendo sulla console. Togliendo gli aspetti tecnici (che personalmente lasciano il tempo che trovano, specie in un periodo storico pieno di artifizi ed IA rigenerative), Pragmata si mostra essere un gioco terribilmente anomalo per il suo tempo, quasi vicino all’idea di un titolo Nintendo, bloccato nel tempo.
Cosa intendo? Beh non è troppo complicato spiegarlo (specie se siete dei videogiocatori con qualche capello bianco sulla testa ormai), parlo di quella sensazione che provate a giocare un single player del passato (che sia negli 80/90 o inizi 2000 non fa troppa differenza), ma facendolo nel presente, in questo caso trattandosi effettivamente di un titolo nuovo. Tolti infatti bonus pre-order (skin e cacchiate varie, che ci sono sempre), Pragmata offre sin da subito ai giocatori tutto quello che serve per giocare (in gergo plug and play), senza patch abnormi stressanti al Day 1, DLC e contenuti da scaricare a parte negli shop, o update correttivi (che ci saranno sicuramente in futuro, specie di bilanciamento), se non addirittura roba aggiuntiva per semplificare la vita al giocatore (se non addirittura con l’idea quasi di giocare per te o comunque di evitare di farlo). Un single player come si facevano una volta, con una trama spaziale interessante, che vede incontrarsi Hugh, un’astronauta caduto durante una missione spaziale con la sua squadra (apparentemente decimata), ad una bambina misteriosa, Diana, un’androide (definito Pragmata), che lo salva curandolo tramite la sua armatura, e che si dimostrerà fondamentale durante tutta la sua avventura, grazie ai suoi poteri di hacking dei nemici e dispositivi.
Non entrerò troppo in merito per evitarvi pesanti spoiler (ve ne farò qualcuno leggero), ma più di una volta mi son ritrovato a commuovermi nelle cutscene, riuscendo ad essere colpito appieno dal rapporto tra Hugh e Diana, un uomo anche sulle sue (quasi solitario, avendo perso i suoi amici della squadra nell’incidente di inizio gioco) che nel corso della trama rivelerà di essere stato adottato (essendo orfano), ed una bambina androide, che si affezionerà sempre di più lui (come farebbe realmente una figlia reale con un padre), imparando sempre di più sull’umanità, le abitudini, gli oggetti (tra l’altro alcuni di essi regalabili nell’Hub a Diana, una volta raccolti nei vari scenari), gli animali e le creature della Terra, la quale diverrà un vero chiodo fisso per Diana, con una sempre più crescente voglia di visitarla e far tornare Hugh a casa.
Parlando del gameplay, ho visto tanti criticare ed essere in difficoltà col sistema di hacking (che ritengo personalmente efficace, seppur con qualche pecca in alcuni combattimenti). In Pragmata infatti non servirà minimamente sparare ai nemici come in un qualsiasi altro shooter in terza persona, bisognerà infatti sfruttare i poteri di Diana, la Pragmata che vi accompagnerà e sarà in grado di hackerare i nemici (indebolendoli sensibilmente), attraverso numerose opzioni di personalizzazione e moduli, che vi permetteranno di stordirli, colpirli più di uno alla volta (anche con delle bombe gommose), attirarli verso un punto utilizzando delle copie “digitali” di voi stessi, riuscire a freezarli attraverso sfere di stasi e così via, le opzioni non mancano di certo. La bravura del giocatore nell’avanzare, sarà infatti nella “danza”, che vede l’hacking e lo shooting, ballare assieme, per creare un’armonia di colpi e danni ingenti ai nemici. C’è anche però un rovescio della medaglia. Parlando sempre dei cari “vecchi single player di una volta”, Pragmata ci si immedesima alla perfezione, offrendo infatti una livello di sfida ben sopra alla media dei giochi moderni (seppur regolabile a facile se non ve la sentite).
Alcune tipologie di sfide, Boss Fight e ricorrenti azioni da compiere in una determinata zona (come ad esempio raccogliere collezionabili per sbloccare di tutto, tra armi, vestiario e modelli 3D dei nemici), ma soprattutto ottenere una card rossa opzionale, che permetterà in quasi ogni livello, di affrontare una “Zona di pericolo elevata”, una sorta di sfa extra, estremamente complicata ma con dei reward se completata, veramente interessanti. Il gioco nella sua “ricorrenza” di azioni da compiere e ritorni continui alla base per ricaricare la vita e potenziarsi (potete infatti tornare all’hub della base ogni volta che troverete un checkpoint di respawn), mi ha ricordato un vecchio gioco per Wii (che adoravo, sempre per ribadire quanto sia vecchia scuola Pragmata), ovvero Pandora’s Tower, un gioco estremamente diverso (sottovalutatissimo e decisamente più fantasy dark e meno spaziale c’è da dirlo), nel quale bisognava tornare dopo un tot di tempo passato negli scenari alla base, per evitare di far trasformare la giovane Elena in un mostro, tramite la carne dei nemici abbattuti. Pragmata dimostra dunque di essere quel gioco single player tosto che mancava da tempo al mercato (salvo giochi forzati souls, che ritengo ottimi, solo Elden Ring, che son però rompibili una volta comprese le dinamiche), che però al solito si va scontrare col mercato moderno.
SaCome detto è stata introdotta una modalità “Facile”, ma ragazzi, parliamoci chiaramente, se dovessi consigliare ad un giocatore novizio di provare Pragmata, di certo lo farei per la trama, le emozioni regalate dai due personaggio e le loro vicende (anche grazie ad un ottimo doppiaggio italiano c’è da dirlo, che ha amplificato il tutto), e per il gameplay dinamico e fluido (sebbene le critiche, secondo eccessive), ma mai (o quasi), se non cercate un’esperienza totale (e intendo che dovete fare solo quello, senza guardare video su cellulare, livestream o sentire musica nel frattempo, visto che l’audio è fondamentale nel gioco), nella quale immergervi e giocare al meglio delle vostre capacità. Pragmata è decisamente un gioco per voi, se siete una tipologia di giocatori attenta ai dettagli, rapida nelle scelte e reattiva nei movimenti. Al contrario, salvo anche solo mancando uno di questi elementi, potreste incorrere in innumerevoli sconfitte e morti in-game (se siete tanto novizi, anche al limite della frustrazione, testato con parenti lol), specialmente nelle zone più concitate di nemici (la New York generata nello spazio in primis vi insegnerà questo), ma specialmente nelle zone dei Boss, altamente pericolose.
Salvo pregi e difetti, ritengo Pragmata essere un’ottima ventata di aria fresca (stavolta veramente, visto che si tratta persino di una nuova IP) nei single player (tra l’altro vedendolo spessissimo tra i primi posti tra i consigliati/venduti sul Nintendo eShop), e sono ancora più felice che abbia avuto un suo spazio (così come successo anche per Resident Evil Requiem), su una console Nintendo, casa da innumerevoli anni, di fan e videogiocatori che ne riescono ad apprezzare tutte le qualità, in un mercato sempre più superficiale, costellato e devoto ormai solamente a titoli volali multiplayer e free to play.
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