[EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO] Il gaming nel 2026, le terribili aziende dai piani alti, studi chiusi e i poveri videogiocatori moderni, vittime di un sistema di cui sono i primi colpevoli

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In questo articolo della rubrica “EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO“, ci concentreremo sul baratro raggiunto dal settore del gaming.



Non è mai facile cercare di fare “anticonformismo”, specialmente quando un argomento o un mondo (come può essere quello del gaming), si ha di fronte tantissima disinformazione, mistificazione di fatti reali e provati, e tanta voglia di gettare merda sul prossimo, che siano utenti, software house o i terribili dirigenti d’azienda senza cuore, ma ahimè, tocca farlo (PEFFOH, come direbbero gli antichi).

Il gaming nel 2026 infatti sta diventando realmente uno schifo assoluto (e ciò è incredibile, visto un 2025 terrificante sempre da questo lato), arrivando ad un baratro di idiozia ed insofferenza, spesso abbastanza ingiustificate.

Così come tutte le cose di questo periodo storico, esistono anche in questo caso delle fazioni contrapposte, ovvero piccole o grandi bolle di pensiero, spesso enormemente distanti tra di loro, dettate magari dall’esperienza videoludica pregressa (nel mio caso trentennale), ad individui, che pur professandosi “critici” ed “esperti”, sembrano solo dei poppanti, con 4-5-6 anni, passati a videogiocare. Ed il mio non è minimamente uno sminuire, ma è una realtà dei fatti appurata, specie in un contesto storico, in cui chiunque si permette di parlare di certe dinamiche (alcune di esse, spesso legate ad aziende ed IP storiche della Grande N e non solo), senza avere nessuno tipo di knowledge necessaria, per dire la propria. Questo perchè ormai a nessuno più interessa conoscere davvero la verità (forse solo ai vecchiacci cresciuti in quel periodo meraviglioso), ne tantomeno imparare qualcosa (specie se deriva da un passato glorioso, come può essere la golden age videoludica degli anni 80 e 90), da chi davvero ne ha da dire, seguendo solamente gente col numero di follower più alto (come se fosse un segno di qualità, indipendenza (LEL) o di conoscenza del settore).

Quello che davvero interessa alle persone nel gaming in questo periodo storico non è la qualità dei giochi, la cura dietro gli stessi, o la sopravvivenza di creativi e studi di sviluppo, di IP di rilievo o importanza videoludica, ma è solamente azzuffarsi tra di loro sui social e sul web (alcuni addirittura amano la versione più perversa di questo sistema, ovvero fare da voyeur, mentre il mondo brucia affianco a loro, godendosi lo spettacolo coi popcorn), approfittando di polemichette sterili del cazzo (come può essere ad esempio i 20 euro delle rom di Verde Foglia e Rosso Fuoco, folli per carità, ma ehi, puoi non acquistare, non ti ruba nessuno la carta dei tuoi genitori, trentenne), per appiccare subito i forconi, stile anni del ventennio nel secolo scorso.

Ed è proprio questo il problema di questo periodo storico (non solo nel gaming), ovvero rompere i coglioni per tutto ciò che non davvero rilevante, ignorando cosa davvero lo sia, come può essere ad esempio la situazione politica odierna ad esempio. Ciò non sminuisce l’importanza del gaming, io sono il primo ad amare i videogiochi, ma sono anche il primo che si è rotto il cazzo di sentire gente lamentarsi di ogni singola cosa esistente, per poi trovarli a giocare sempre lo stesso gioco all’infinito, che sia un single player (non sapete quanta gente sta 1000-2000 ore sullo stesso gioco per un anno), o un multiplayer (peggio me sento, li proprio trovi i disperati, spesso squattrinati, ma che buttano soldi in skin e microtransazioni inutili).

Una delle cose fastidiose di ciò che intendo, e che ci trasciniamo già dal 2025, è proprio il focussarsi su un problema, ovvero pensare che gli sviluppatori e i piani alti delle aziende, siano i reali colpevoli di questo malcontento generale nei videogame. Belli miei, sappiate che i primi colpevoli di questa situazione, siete voi videogiocatori stessi (brutto sentirselo dire lo, ma dovete accettarlo), non sono le aziende, non sono gli uomini in nero di Conan che le gestiscono, non sono gli sviluppatori ne i PR, voi. Player che non acquistano più nulla (che non sia robetta zoomer da streamer come Poppy Playtime, Little Nightmares e compagnia), che però si professano avere “bocca buona”, derivante il seguire i “somelier della critica videoludica italiana(E si, questo è un problema principalmente nostrano, all’estero non sono dei ritardati come noi fortunatamente). E si, anche i content creator sono uno dei principali problemi del settore gaming, specialmente quelli con grossi numeri, che influenzano negativamente spesso (non tanto le vendite, non contate un cazzo a livello globale mi spiace, e per fortuna aggiungerei), ma tanto l’umore dei videogiocatori più inesperti, giovani e/o giovanissimi con poco senso critico.

Un esempio che mi viene in mente subito, è un rant effettuato nei confronti dei giochi Sony e i cosiddetti “Live service game(dimmi te se un “Nintendaro” deve prendere le parti dei sonari LOL), che signora mia chiudono subito e non interessano, il reale male dei multiplayer moderni. Eh ragazzi miei, però questo si chiama generalizzare (e di brutto tra l’altro, parlando realmente al popolino lanciandogli le briciole di pane, tanto per farsi belli ed apparire fighi), non capendo che il reale problema di questi giochi, che si presentano spesso di facciata come “gratuiti” e “free to play” (non parlo solo di Concord e compagnia, li è ancora più grave che costino effettivamente), non lo sono realmente davvero, oltre a presentare nel conto, un tossicissimo elevatissimo da parte dell’utenza (se quest’ultimi superano le prime settimane senza morire). Ciò avviene spesso e soprattutto se si tratta di giochi in cui bisogna collaborare e fare squadra con altre persone reali (come ad esempio nei giochi MOBA ed Hero Shooter), in cui il livello di toxic ed insofferenza verso il genere umano, aumenta in proporzione a quanto il matchmaking (che per chi non fosse particolarmente avvezzo, è il sistema per il quale dovrebbero essere messi giocatori di abilità simili all’interno di una partita in un gioco online), va letteralmente a puttane (e no la scusa del non ci sono abbastanza giocatori del tuo rango per abbinarti non regge mi spiace, raccontatela alla mamma o l’avvocato cit*), garantendo un’estrema frustrazione ed incazzatura elevata, a chi vuole giocare realmente davvero ed anche seriamente (specialmente in giochi dove è particolarmente richiesto, ancora di più se è presente una modalità Ranked), senza vedersi in continuazione trollare i game (volontariamente o meno che sia, non importa poi molto), e magari non avendo intenzione di creare il “team della Nasa” apposta per un singolo gioco multiplayer (magari che tira in quel periodo, che muore il mese dopo), per farsi due-tre game ogni tanto, senza prendersi l’ebola ad ogni sessione di gioco.

Vedete basta realmente poco per individuare i problemi di una branca del settore gaming (come quella multiplayer), e abbiamo scolpito solo l’apice della merda che ci sarebbe nel genere (ne abbiamo parlato anche in passato innumerevoli volte, quindi vi basta spulciare la rubrica se siete curiosi). Basta videogiocare, farlo davvero (non con le chiacchiere da bar, streaming o i video su Youtube), ed espandere realmente i propri orizzonti videoludici, provando generi diversi mai toccati, esperienze differenti, magari cercando spunti anche dal passato, che non fa mai male, cosa che tanti videogiocatori, e creator stessi, tendono ad ignorare e non fare MAI (se non per convenienza, citando magari la quinta gen Pokèmon, che signora mia non ce lo DICONOH), che sia per disinteresse che per ignoranza, non fa alcuna differenza.

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