[EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO] The Game Awards 2025: l’importanza del GOTY, perché snobbare l’evento se si ama davvero il gaming
In questo articolo della rubrica “EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO“, ci concentreremo sugli “attesissimi” The Game Awards 2025, in arrivo ad inizio dicembre.
Al solito mi rendo conto che il mio si rivela essere un monologo, però da una parte sento quella voce interna che mi sussurra “dai lo sai anche tu che la gente non capisce un cazzo di videogame”. Quel sussurrio assordante, che ti arriva spesso superati i trenta (ormai da tempo), che la parte più razionale di me contrasta dicendo, “ma che te frega della gente”, dell’esaltazione del nulla. Tutto questo, specie con eventi già scritti delle stelle, ideati probabilmente da persone che devono fare la loro parte (faccio sempre l’esempio della vittoria estremamente nosense di Astrobot dell’anno scorso ai danni di Metaphor ReFentazio, ma anche quella immeritatissima di God of War su Red Dead Redemption 2 del 2018, che ancora grida vendetta dal buco della serratura nell’ufficio di Geoff Keighley).
Ma quest’anno non mi avranno, eh no mi spiace. Nonostante ami follemente i videogiochi, specialmente quelli legati ad una realtà più semplice, pura e “di divertimento senza troppi cazzi”, che rappresenta appieno ed anche un’ecosistema come quello di Nintendo, non mi sento minimamente rappresentato (a malincuore da una parte, visto l’intento iniziale), da un evento che si è infarcito sempre di più, di tutte quelle cosine “da grandi business”, che hanno intossicato eventi mainstream come ad esempio; le notti degli Oscar (ben più rilevanti a livello mediatico perlomeno). Voi potreste obiettare (giustamente), sul fatto di fare sempre l’hipster, e ci sta, ma secondo me è la cosa giusta da fare in questo caso specifico.
Fin troppe cose non mi sono andate giù negli ultimi due-tre anni durante i TGA. Troppa importanza all’aspetto più superficiale dell’evento, con sponsor continue e moleste (alcune neanche minimamente legate al gaming), intermezzi fin troppo lunghi e noiosi (salvo gag simpatiche, come quelle della voce della Dimistrescu di RE:Village), orari di dirette sempre più improponibili per un pubblico umano (in Europa perlomeno), ma soprattutto, la poca importanza che viene data ai giochi stessi, messi in primo piano ed esaltati, quasi esclusivamente e solo alla fine dell’evento, nella categoria “Game of the Year”, che anche quest’anno (un pelo meno dell’anno scorso in realtà), ha dato da discutere. Tanti infatti non hanno preso benissimo l’esclusione al Game of the Year di Arc Raiders (specialmente Shroud a quanto pare) il fenomeno del momento tra i multiplayer, relegato solamente o quasi a quella categoria di premi.
C’è chi si è fatto rodere per la mancanza nel premio più importante di Splitfiction, ma “EHI, EHI, amico”, lo dissi giorno 0 (fortuna che c’è carta che canta una volta tanto), che non sarebbe MAI, arrivato al Game of the Year. E ragazzi parlai a suo tempo, con all’attivo solamente uno dei sei giochi attualmente candidati al GOTY (ai tempi forse solo Death Stranding che non era uscito poteva essere papabile diciamo), ovvero Kingdom Come Deliverance 2, senza minimamente immaginare al GOTY gli altri presenti (alcuni neanche esistevano o erano di dominio pubblico), come lo stesso Expedition 33 (vincitore sulla carta e scontato già da quest’estate, esploso mediaticamente per una grossa fetta di pubblico), Hollow Knight: Silksong (regaz, la barzelletta infinita sul rinvio suvvia, manco si sapeva se uscisse davvero), lo stesso Donkey Kong Bananza (“il giochetto per alcuni” dopo il vinello della domenica però, rido, che immaginavo fosse ai livelli di Odyssey, già dall’annuncio), ma anche lo Hades 2 (onestamente, tra tutti, l’underdog definitivo).
A questo punto, voi mi potreste prendere per scemo dicendomi, ma scusa, hanno rispettato più o meno quello che era il sentiment dei “giocatori” (e devo dire, anche la qualità dei giochi presenti, abbastanza condivisibile a mio avviso, forse addirittura più del solito), quindi qual è il problema reale? Oltre quelli descritti perlomeno. La macchia indelebile da matita rossa, è proprio quella del rischiare di “ritrovarsi immischiati nella propria comfort zone”, ma mi spiego peggio. Il cercare di non scontentare nessuno (facendolo spesso in questo modo con tutti), e ragazzi parliamoci in maniera molto onesta, non ci credo mai nella vita che uno qualsiasi dei giochi presenti in lista, possa battere Expedition 33, ma non per livello di qualità, è quello il problema. Non si tratta semplicemente infatti di “essere il miglior gioco”, come dicevo più su infatti, i TGA (così come la gestione del Summer Game Fest in estate), sta sempre di più diventando marketing abbastanza spicciolo, e poco content di “divulgazione videoludica” seria.
Non far vincere ad Expedition 33 il Game of the Year 2025, significherebbe essenzialmente inimicarsi un’intero settore (malato), ma non quello veramente appassionato di videogame, è li che sta il problema. Il settore in questione è puramente quello del fandom tossico, degli Entusiast del “Gioco del momento”, tutti quei videogiocatori “TikToker” critici della domenica, che valutano ed apprezzano un determinato titolo, quasi ed esclusivamente per l’onda mediatica che quel titolo riesce a generare nel breve-medio periodo (guardate adesso il casino creato da Shroud con Arc Raiders, per darvi ancora conferma di ciò), spesso una massa di pecore, che si autoalimentano tra di loro, e si arrogano (vedasi anche il caso Pokèmon Z-A), il diritto di saperne di più di videogame (rispetto a gente sopra i 30 anni) di chi è nato ben prima di loro, persone cresciute davvero con i videogame, in un’era molto più luminosa e creativa (e decisamente meno tossica), di quella attuale. I TGA negli ultimi anni si sono un po appropriati di questo “giochino mediatico”, probabilmente (giustamente alla fine è business, nulla da criticare da quel punto di vista onestamente), per un tornaconto personale (a livello di visibilità perlomeno).
Sta a loro smentirsi o non farlo (ed onestamente non credo seguirò l’evento in diretta, visto anche l’orario), essere coerenti con una linea già tracciata (e fidatevi, in 10 anni non è mai stato così scontato il GOTY come quest’anno), o stupirci con una scelta realmente inaspettata (rage bait? possibile, ma improbabile), che non sia quella di far vincere un platform su un RPG come Metaphor, solo perché è un prodotto “Playstation”. Donkey Kong Bananza infatti non sarà mai il nuovo Astrobot (liberi di smentirmi, ma tanto sarà così ahimè), nonostante lo scimmione sia nettamente superiore in termini di qualità al gioco del robottino di Sony (che ne dicano, content creator che incensano spesso giochi a caso, ignorandone e avendo pregiudizi su altri), ma alla fine che c’è ne importa qualcosa sul serio?
Sono arrivato alla conclusione definitiva sul giudizio altrui (sebbene blasonato ed infiocchettato a modino), mi importa e ci importa davvero, vedere giochi incensati e glorificati, da gente che non è in grado di espandere i propri orizzonti, che non siano quelli dei giochi del momento? Onestamente no, e alla fine è meglio così, ci si gode senza intossicarsi giochi come l’ultimo Hyrule Warriors (vi invito a recuperarvi la nostra serie su Youtube), che onestamente mi ha stupito molto (anche non vederlo minimamente citato, ma vabbè, discorso appena sopra), e mi sta divertendo tantissimo da giocare, ai livelli del primo Hyrule Warriors su Wii U (dove ho ancora all’attivo circa 900 ore, una roba insana). Per chiudere, questo 2025 mi insegnato tante nuove cose sul mondo del gaming, la prima in assoluto, quella di fregarmene del giudizio delle persone, giocare quel che mi piace (lo facevo anche prima, ma dai con decisamente più tranquillità), ma soprattutto, togliermi da tutto quel tossicume del web e dei social (specie del mondo multiplayer), che a mio avviso, sta distruggendo l’intera industria dei videogiochi.
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