[EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO] Pagellone di fine anno Nintendiano, il decadimento della parola “indipendenza” e/o “indie” nel gaming e populismo spicciolo, aspettando il 2026
In questo articolo della rubrica “EDITORIALE SFOGO VIDEOLUDICO“, ci concentreremo sulla parola “indie” ed “indipendenza”, dandovi anche un pagellone finale sui giochi Nintendo e non.
Finalmente ci siamo, sta per concludersi probabilmente uno dei anni più brutti e disastrati (Covid permettendo ci mancherebbe pure a dirlo), dell’ultimo decennio (forse azzarderei anche a dire ventennio, giusto per rimanere in tema). E sia chiaro, in questi lidi non si parlerà minimamente di situazioni politiche e/o guerre o altro del genere (sebbene anche li c’è ne sarebbe da dire, ma non è questa decisamente la sede per farlo).
Qui infatti si parla di “gaming”, sempre che di videogiochi effettivamente se ne sia parlato nel 2025. E’ stato infatti un anno veramente stranissimo, pieno di ipocrisie, populismo spicciolo, reaction imbarazzanti fatte da bimbi ancora immersi nel latte materno, scandali televisivi sbandierati su Youtube (una delle ultime), ma soprattutto la tanto amata e sbandierata “indipendenza” nel gaming, manco fossimo nella Rivoluzione americana nel 1781.
Anche chi parla o parlava di gaming, ha smesso totalmente di farlo davvero (per scelta voluta oppure no), da chi effettivamente si è spostato a fare anche altro, come ad esempio aprire hamburgherie (un saluto affettuoso a Ciccio, che quest’anno si è beccato di tutto porello), a gente che ha iniziato a seguire le mode del momento, tra reaction, polemiche spicciole (spesso basate sul nulla assoluto, ma ottime per le views e l’attenzione dei 5 minuti), fino ad arrivare al nostro settore “il gaming”, dove si sbandiera tanto la parola indipendenza, che si parli di creators o persino il tanto chiacchierato Expedition 33, fresco fresco di GOTY.
Quest’ultimo infatti è stato preso di mira (secondo me anche giustamente), dai suoi “detrattori (se possiamo definirli così), ma anche parte della “stampa premiante”, ovvero gli Indie Game Awards. Gli stessi hanno squalificato Clair Obscur per motivi non legati all’essere “indie”, ma per via dell’utilizzo di generativa, che comunque non è proprio il massimo dell’eleganza, specie per chi fa passare il gioco come un qualcosa di così “creativo e rivoluzionario” nei RPG, per poi venir premiato dai TGA, persino come “miglior indie del 2025”, sempre se davvero di indipendenza, si sta effettivamente parlando. Tanti infatti dimenticano (o fanno probabilmente finta di essere smemorati), che Clair Obscur: Expedition 33, è stato sviluppato con l’aiuto di alcuni ex membri dei team di Ubisoft (non proprio gli ultimi degli stronzi nel settore, almeno fino a qualche anno fa), aiutati fortemente da una schiera di team esterni in outsourcing (indipendente ricordiamolo), come QLOC, Ebb Software, Huwiz QA/UX, Side UK, Studio Anatole,e Riotloc, che hanno poi portato il gioco (indie?) a vincere innumerevoli premi ai The Game Awards (alcuni di essi inspiegabili o comunque molto strani), tra cui anche il chiacchierato premio sull’indie dell’anno.
Il team dei The Game Awards, assieme al suo frontman, ovvero Geoff Keighley, si sono infatti sbrigati frettolosamente (che neanche Speedy Gonzales nei tempi d’oro dei cartoon della Warner Bros), a rendere vincitore Clair Obscur: Expedition 33, specialmente durante delle specifiche premiazioni (specialmente quella best indie, che scottava terribilmente), cercando subito di spostare e sviare l’attenzione dei presenti e del pubblico da casa, sulle successive premiazioni. La bufera è comunque scoppiata nei giorni e le ore successive (chi ha gli occhi per vedere, ha visto, non che ci volesse tanto per carità), ed il web, social, così come la stampa specializzata, si è comunque schierata contro una decisione (specie l’inclusione stessa di Expedition 33 negli indie dell’anno) veramente poco logica ed al limite dello Scam, priva di alcun tipo di rispetto nei confronti degli altri concorrenti in lizza per il premio, chiaramente messi in una situazione di totale disparità ed inferiorità, da un gioco che “fattualmente” NON è un gioco indipendente.
Gli indie sono ben altra cosa a mio avviso, e spesso quelli davvero validi e creati davvero da un manipolo risicato di persone (senza team esterni o investimenti di medi o-grossi publisher), vengono quasi sempre ignorati dalla stampa generalista, ma anche dai giocatori stessi, idem dai “sommelier” di grandissima ceppa di minghie, che si professano spesso gamer dalla bocca buona (spacciandosi come tali, magari pure sui social media o commenti sotto recensioni di siti specializzati), ma che poi in buona sostanza, si ritrovano a giocare bene o male sempre le stesse cose (spesso pure per anni ed anni, LOL e dbd player sono un esempio di questa piaga), ma soprattutto, sempre gli stessi titoli giocati e consigliati dagli amichetti o creator di riferimento preferiti, senza crearsi mai davvero un proprio gusto personale.
Sarà un discorso da “vecchi” o boomer videoludici, onestamente vista la situazione attuale, me ne importa veramente poco, ma un esempio di ciò che definisco come “indie” e perle nascoste tra i titoli indipendenti, son giochi che ho spesso citato nel corso degli ultimi anni, ignorati totalmente dalla massa e rifilati ed apprezzati da solamente una nicchia di videogiocatori “veramente appassionati” del mondo del gaming, quello vero, non quello estremamente superficiale di oggi.
Tra questi ci metto ai primissimi posti piccole perle “indie” come Blanc (che praticamente ho portato il Full Game solo io e qualche altro stronzo su Youtube), un’avventura indipendente in co-op (ma anche giocabile in solo con entrambi i personaggi), veramente deliziosa e con tanti colpi di scena, totalmente ignorata dalla maggior parte delle premiazioni, e perchè no, citando anche altri titoli simili come Neva (premiato si ai TGA 2024, ma meno di quanto meritasse davvero), oltre a robetta meno recente come Venba e Never Alone. Come ultimo ci infilerei a questo punto anche Sheepy A Short Adventure, un indie che ho scoperto davvero di recente, che mi ha sorpreso per la sua atmosfera “solitaria”, nonostante sia un gioco che dura essenzialmente 30-40 minuti, e che ovviamente vi invito a recuperare.
Passando ad altro (finalmente sto 2025 se lo semo tolto dal cazzo, era anche ora), è venuto il momento dell’annuale pagellone dei giochi Nintendo (stavolta ben incasellato tra l’altro), usciti quest’anno su Switch 1 e Switch 2, senza alcuna distinzione, aspettando i titoli in arrivo nei primi mesi nel 2026.
| Titolo | Console – Switch 1/2 | Commento | Voto |
|---|---|---|---|
| Donkey Kong Country Returns HD | 1 | Un porting che definire “pigro” è forse addirittura un complimento. Rimane comunque una gemma assoluta dei platform “moderni” da recuperare se non l’avete mai giocato, specie per i giovanissimi, per ovvie ragioni. | 8 |
| Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition | 1 | Come sopra, ma con la differenza che c’è stato un miglioramento grafico notevole (specie dei modelli dei personaggi), che vanno (assieme al gioco stesso e il suo finale), a rendere giustizia a Xeno X per Wii U, riconosciuto finalmente come gioco canonico della serie. Gemma dei JRPG degli ultimi 15 anni da recuperare assolutamente, ancora di più se avete preso Nintendo Switch 2, dove gira persino meglio. | 9 |
| Mario Kart World | 2 | Ed eccoci qui, l’anticristo della serie Mario Kart (secondo i suoi detrattori però). Un Mario Kart che rompe decisamente gli schemi tradizionali del franchise, fino ad arrivare a 24 giocatori totali (anche online), rendendo ancora più dinamiche, seppur caotiche, le scorribande nei nuovi ampi circuiti. Must have se amate la serie sempre e comunque e avete preso Switch 2 a Natale, specie con i recenti aggiornamenti. | 9 |
| Donkey Kong Bananza | 2 | Ma gira bene o no? La domanda e la presa in giro dei “detrattori” al pre-lancio, che si è trasformata però nella loro perculata definitiva. Bananza oltre ad essere il degno “prequel” di Super Mario Odyssey, ed essere totalmente granitico nel frame rate, entra in pieno regime, ad essere uno dei platform 3D migliori di sempre della casa nipponica (non esagero). La parte finale del gioco poi, è una coccola ed un abbraccio alla Rare degli anni 90, ma anche a tutti i giocatori che hanno amato quel periodo storico segnato dalla serie dei Donkey Kong Country. | 9,5 |
| Drag X Drive | 2 | Occasione sprecata per creare una nuova IP? Sni in realtà. Il gioco infatti ha rubato per poche settimane (se non pochi giorni sfortunatamente) le scene di Switch 2 in estate, grazie anche ad una beta gratuita pre-lancio, che ha dato la possibilità ai giocatori di provare il gioco in anteprima. Drag x Drive non è un brutto gioco (anzi a tratti è molto divertente), ma oggettivamente, se non avete una resistenza fisica incredibile, potreste soffrirlo parecchio, anche dopo solamente 5-6 partite. | 7,5 |
| Pokémon Leggende: Z-A | 1/2 | Il secondo anticristo (il più pericolo dell’anno a quanto pare), dopo Mario Kart World. Il gioco dalle “finestre piatte spalmate a schermo”, sempre per chi da lontano, cerca di puntare il dito (spesso i 5th gen enjoyer, i migliori tra i peggiori). Pokémon Leggende: Z-A è in realtà un buon gioco, incredibilmente divertente da giocare, che ti cattura nella sua dinamicità dei combattimenti (anche se per molti non è così) e ti fa persino appassionare nelle missioni secondarie (cosa che non mi capitava da tempo). Consigliato per me, anche se solo su Switch 2 personalmente. | 8.5 |
| Hyrule Warriors: L’era dell’esilio | 2 | Assolutamente la sorpresa dell’anno. Nessuno gli dava due lire (anche dopo il lancio), ma non giocavo un musou così divertente, solido e “meno musou” (incredibile a dirlo ma è così), dai tempi del primo Hyrule Warriors su Wii U (dove avrò avuto una roba come 1500 ore). La carta vincente è stata quella di prendere tutto quello che è divertente fare nei musou (ovvero combattere ed abbattere più nemici possibili), alla trama passata di Tears of The Kingdom, condita con moltissimi dettagli inediti, su alcuni personaggi mai visti nella serie, legati persino alla “conformazione geografica” della Hyrule di BOTW e TOTK. Da recuperare assolutamente, anche se non siete fai dei musou. | 9 |
| Kirby Air Riders | 2 | Il ritorno attesissimo (perlomeno per me che ho spolpato l’originale su GameCube), spin-off racing di Kirby. Un gioco che si arricchisce di nuovi personaggi, mappe e modalità (viene aggiunta persino una modalità storia, simile a quella presente in Smash Bros Brawl su Wii), oltre ovviamente l’aggiunta del multiplayer online, che evolve la formula, potenzialmente “infinita”, visti poi i nuovi eventi, Boss Fight e variabili, presenti nella modalità City Trial, che rimane anche in questo “reboot”, quella più riuscita. | 8.5 |
| Metroid Prime 4: Beyond | 1/2 | L’ultimo arrivato della Casa di Kyoto nel 2025, atteso da innumerevoli anni, e che convince come in passato. Anche qua i detrattori son stati presenti (meno rispetto a Mario Kart e Pokèmon ZA), che hanno criticato l’utilizzo del mouse dei Joy-con (personalmente ottimo oltre che opzionale ma vabbè), e il gameplay definito “vecchio ed old”, non ricordandosi però, che si possono anche fare giochi non rivoluzionando ciò che non necessità di una rivoluzione. Altro aspetto criticato è “l’open world”, che però non è tale, come Nintendo stessa ha più volte sottolineato, ma una sorta di “HUB” open map “moderno”, che va a collegare le varie zone di Viewros, il pianeta che Samus esplorerà | 9 |
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